RADIO7 prende il suo nome, almeno nella pronuncia, dalla rete radiofonica regionale che nei primi anni Ottanta partì da Novaradio Mestre Venezia e che mi servì molto per affinarmi professionalmente in quello che era già diventato il mio mondo, e che volevo fortemente diventasse anche il mio lavoro: quella si chiamava Radiosette, e fu un episodio pionieristico, partito da un’idea di Maurizio Carlotti, poi diventato importante dirigente televisivo in Italia e in Spagna.

Riuscì bene, anche perché all’epoca la radio privata era principalmente locale, era una novità già creare una rete regionale associando in determinati orari la programmazione di varie radio cittadine, come noi facemmo. E in altri orari, nelle tre emittenti capofila, che erano Novaradio Mestre Venezia, Radiomarca di Treviso e Studio 88 di Padova, andavano dei programmi musicali “condivisi”: le cassette venivano materialmente trasferite ogni settimana da una radio all’altra, e così il parco speaker si ampliava.
La programmazione era governata da un computer pionieristico, grande come un armadio a 3 ante e che governava registratori a bobine, a cassette e un Carousel che conteneva una serie di nastri broadcast a ciclo continuo, usati per le pubblicità e per i jingle di stazione. Questa era Radiosette.

Radio7 non è quella radio, anche se ne ripropone alcuni jingle e ha ripreso le sigle principali di stazione. È una nuova-vecchia radio: nuova perché trasmessa in streaming e ovviamente governata dalle nuove tecnologie, con il software MBStudio, opportunamente programmato, a gestire la messa in onda della musica e dei programmi. Sì: dei programmi, perché sono molti, pur essendo una radio amatoriale con vari collaboratori che ovviamente lavorano in modo diverso rispetto a come si faceva la radio negli anni d’oro: mixer, giradischi, microfono e via andare… Adesso si può anche condurre a distanza, con una connessione internet.

Sì: è cambiato tutto. Il problema è che anche la radio è cambiata, è diventata una sorta di ibrido talvolta dominato dai social o dalle messaggistiche istantanee. Oggi la radio è quella. Ma noi, che facevamo e abbiamo vissuto la radio in anni diversi, ci ostiniamo a dire che quella non è “la radio”, ed è anche questo uno dei motivi per i quali non interessa e non può interessare le nuove generazioni, che i social e la condivisione della musica se li gestiscono benissimo senza bisogno di una “balia” come oggi molte emittenti rischiano di essere diventate. Così la radio diventa una cosa vecchia, obsoleta, viene accantonata senza neppure conoscerla fino in fondo.

E allora perché non provare a fare la radio tradizionale, ma ovviamente proiettati verso il presente ed il futuro: una palestra di idee, anzi un laboratorio come si chiama una delle trasmissioni di Radio7? Ci stiamo provando: il problema principale – tipico delle webradio – è spingere i fruitori, specie dai social, a non limitarsi a mettere il “like” sui post dedicati ai programmi di Radio7, ma far sì che quei like diventino ascolti. E che magari ad essi se ne aggiungano degli altri.

Ascoltandoci, scoprirete che suono di Radio7 è proprio quello “radiofonico”. Inoltre, quasi per sottolineare il carattere amatoriale ma organizzato di questa webradio, c’è la collaborazione con il “Circuito calcistico amatoriale di elite”, con radiocronache e commenti dedicati a un campionato amatori di calcio organizzato a Roma dal giornalista e radiocronista Luciano Cesaretti. Insomma: tutto un mondo che a nostro avviso merita di essere scoperto. Anzi: ascoltato. Noi ci crediamo ancora, e sotto sotto pensiamo che anche ai giovani possa interessare questa vecchia…novità.

 

Davide Camera